Attrazioni del sito

Vista, panorama sulla Puglia

La Presenza umana**

Nel 1744 il geografo francese D’Anville con certezza matematica localizzava nei pressi del comune di Castelfranco in Miscano il sito dove sorgeva uno dei più importanti centri sannitici: la citta di Aequo Tutico. Tommaso Vitale mezzo secolo più tardi, confortato dalla copiosa mole di reperti archeologici venuti alla luce, consacrava in S. Eleuterio quella che fu l’Equotutico del Sannio antico, “Cardo viarum” delle vie dell’Italia meridionale. L’antico Sannio, pur non avendo confini geografici ben precisi ed una sua unità amministrativa, comprendeva, oltre alla parte interna e montuosa fra il Lazio, la Campania, la Lucania e la Puglia, i paesi dei Frentani e dei Peligni con le alte valli dei fiumi Sangro, Voltumo, Biferno (Tifemus) e del Trigno. A seguito della divisione augustea, da cui furono esclusi i territori degli Irpini e dei Caudini, il Sannio comprese i territori dei Sabini, degli Equi, dei Vestini, dei Marucini, dei Frentani, dei Peligni e dei Marsi. Le citta più importanti dei Sanniti erano: Aufidena (Alfedena), Bovianum Vetus, (Pietrabbondante), Bovianum Novum (Boiano), Tereventum (Trivento), Aesernia (Isernia), Venafrum (Venafro), Allifae, Caudium, Saticula (S.Agata dei Goti), Telesia, Trebula, Caiatia, Abbellinum (Avellino) e Akudumnia (Lacedonia). Con la sconfitta della famosa Lega Sannitica, gli Irpini furono separati dai Sanniti dislocati più a Nord, mediante la colonia di Benevento e di Isernia che assicurò il possesso del Sannio ai Romani (268 a.C.), formando cosi, territorialmente, una distinta unita etnica. Nel 209 a.C. gli Irpini furono sottomessi al dominio di Roma. Ribelli contro Roma durante la guerra sociale, furono definitivamente sconfitti nell’83 a.C. e compresi secondo il citato ordinamento di Augusto, nella Seconda Regione. Geograficamente, il cuore dell’Irpinia antica risulta costituito dalle valli dei fiumi Sabato, Calore e dell’alto Ofanto, con a Nord il massiccio del Monte Taburno ed il corso dei fiumi Calore e Miscano, a Sud la catena montuosa che va da Montoro al valico di Conza. La Valle del Miscano “Valle Miscana un tempo Valle di Tesso”, con la Valle dell’Ufita e l’alta Valle del Cervaro, l’antico Cerbalus, risultano, grazie alla loro particolare ricchezza idrica ed alla posizione geografica di incrocio delle vie naturali di transito tra la conca beneventana ed il Tavoliere Pugliese, già frequentate in epoca preistorica. Fu proprio lungo tali percorsi che gruppi di popolazioni nomadi si stanziarono, dando vita a nuovi organismi, dediti inizialmente alla caccia e successivamente all’allevamento ed alla produzione cerealicola.

Tra i siti preistorici di maggiore interesse, quello della Starza di Ariano, villaggio capannicolo ubicato alla confluenza del fiume Miscano con il canale Cupido ed il Vallone della Starza, chiamato anche Fiume del Gesso, si sviluppava in origine, lungo il pendio di una gessosa collina, sita vicinissima al Regio Tratturo Pescasseroli-Candela. Il sito della Starza ha rivelato la presenza di una delle prime comunità neolitiche (VI millennio a.C.) sopravvissuta fino alle successive età del bronzo e del ferro. Il suo sviluppo fu determinato certamente dalla sua posizione chiave di incrocio delle vie di collegamento e di traffico. La Valle del Miscano con le Valli dell’Ufita e del Cervaro rappresentano geograficamente il più settentrionale dei passaggi lungo il quale erano impostate le vie di collegamento che solcavano questa parte di territorio della Campania interna in sen so longitudinale e trasversale. Importanti e significative sono le testimonianze archeologiche del periodo sannitico individuate nei centri di Casalbore, Castel Baronia e Carife. I ritrovamenti provengono sia da necropoli che da aree di abitato. Tra i santuari di particolare importanza è quello sito nella valle d’Ansanto, dedicato alla dea Mephite. Il Tratturo Regio Pescasseroli-Candela o “Via Della Lana”, destinato alle trasmigrazioni vernotiche e stanotiche degli armenti, dopo aver attraversato le regioni di Abruzzo e Molise, si inoltra nel territorio della Campania interna interessando le province di Benevento e di Avellino. Dopo il comune di Morcone, il Regio Tratturo scende verso il fiume Tammaro, costeggia la riva Nord nel territorio di S. Giorgio la Molara e risale verso Nord per Buonalbergo, e di là, attraverso Casalbore solca buona parte della Valle del Miscano. Dopo il sito di Camporeale di Ariano, il Regio Tratturo, attraversa i comuni di Villanova del Battista e Zungoli, portandosi sul Tavoliere pugliese con Candela. La presenza di importanti ed antiche Dogane site tra Buonalbergo (Monte Chiodo e Tavernola), Casalbore (Borgo Antico oggi Piazza C. Battisti) e Greci (Tre Fontane), denota l’importanza storica di questa area interna, incrocio naturale delle vie di comunicazione e di traffico. Lungo il Regio Tratturo si riscontrano due posti doganali intermedi, vicinissimi l’uno all’altro. La Dogana sita presso la Taverna di Monte Chiodo nel tenimento di Buonalbergo e l’altra in Casalbore. Una terza sede doganale era sita sempre nel tenimento di Buonalbergo, ma a Sud, alla confluenza del torrente S. Spirito con il fiume Miscano.

Questa sede doganale dominava su un Tratturo molto importante proveniente dal beneventano (Valle del Calore), che costeggiando il fiume Miscano, risaliva verso Casalbore dove, incrociando e percorrendo un breve tratto della Via Traiana, SI immetteva sul Regio Tratturo Pescasseroli Candela nei pressi del Riposo di S. Spirito. In età romana alcuni di questi antichi Tratturi furono ricalcati da nuovi tracciati viari come l’Appia, la Via Eclanensis, la Via Erculea, e la Via Minucia, ricalcata, più tardi, per alcuni tratti, dalla Via Traiana. Dopo la caduta dell’Impero Romano quest’area, come tutta l’Italia, diviene teatro di incontro e di scontro di nuovi popoli. Goti, Bizantini, Longobardi e Saraceni: il territorio subisce un nuovo assetto, scaturito da diverse esigenze organizzative. La nuova realtà politica e religiosa determina, in molti casi, la fine di molti antichi insediamenti e la nascita di nuovi, dislocati, più delle volte, in aree completamente diverse dalle precedenti. Lungo gli antichi tracciati vi passarono sostandovi i primi missionari provenienti dalla Palestina e dalla Grecia. Con la diffusione del messaggio evangelico fiorirono le prime comunità cristiane ed i primi martiri cristiani. Nel VII sec. dopo la nascita del ducato di Benevento e della contea di Ariano, che furono con Trevico e Frigento anche sedi vescovili, Monte S. Angelo diventa Santuario del popolo longobardo. Durante la dominazione normanna e poi quella sveva, il Gargano e la Terra Santa diventano tappe obbligate di importanti pellegrini: Papi, Sovrani, Principi e Santi, come S. Francesco d’Assisi ed altri lasciano chiara testimonianza del loro passaggio sia lungo le strade che nei Santuari. Nascono e si organizzano nuovi luoghi di culto, ricoveri, ospedali, conventi, monasteri, ecc. intorno ai quali ruota una frenetica attività religiosa che sfocia nel misticismo ascetico e nella spiritualità più pura. Con il consolidamento del regno Normanno e Svevo, il meridione d’Italia, si arricchisce di nuovi e imponenti edifici, castelli, torri, chiese e cattedrali. La Valle del Miscano, già di dominio longobardo, bizantino e saraceno, con i Normanni e gli Svevi, subisce un nuovo assetto territoriale, con la nascita della Contea di Buonalbergo (XI secolo) che comprendeva un vasto territorio da Ariano a Morcone. Nel 1266, con la morte di Manfredi, finisce il dominio Svevo. Con il trionfo Angioino si realizza una nuova strada che da Napoli capitale porta in Puglia, passando per Ariano. La strada Regia per le Puglie costruita ad uso e collegamento delle sette province del Regno (Capitanata, Terra di Bari, Terra di Otranto, di Lecce, Matera, Calabria e Abbruzzi) fu tracciata intorno al 1270 e completata solo nel 1585. Altri lavori seguirono nel 1700 ad opera di Carlo III di Borbone. L’apertura e il potenziamento di questa nuovo asse viario favorisce l’abbandono e il successivo degrado della via Traiana, che resta comunque utilizzata fino agli inizi del XX secolo, e definitivamente abbandonata solo dopo la costruzione della SS 90 bis che collega Benevento con Savignano Irpino.

** tratto da Roberto Patrevita

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