Attrazioni del sito

Aequum Tuticum***

Aequum Tuticum fu un vicus romano ubicato sul pianoro di Sant’Eleuterio, nel settore settentrionale del territorio comunale di Ariano Irpino; situato a un’altitudine di 575 m s.l.m., l’antico centro abitato sorgeva in posizione rilevata rispetto alla circostante valle del Miscano. l borgo sorse in una fase iniziale della dominazione romana quando era ancora diffuso il bilinguismo (o comunque la diglossia), come attestato dallo stesso toponimo in parte latino (aequum, ossia “pianura”, “campo aperto”) e in parte osco (tuticum, ovvero “pubblico”, “appartenente al popolo”, dalla stessa radice di touto); una tale denominazione sembrerebbe peraltro sottintendere che lo stesso sito, talvolta identificato con la leggendaria Touxion, avesse avuto notevole rilevanza sociopolitica per le popolazioni sannitiche. I pochi affioramenti di epoca preromana (rinvenuti esclusivamente lungo il margine settentrionale dell’area) non sembrano comunque riferibili a un luogo abitato, mentre non è da escludere l’eventuale presenza di un santuario. Ad ogni modo il vicus prese a svilupparsi in stretta correlazione ad alcune antiche strade consolari romane: la via Aemilia (avente una direttrice sud-nord), la via Minucia (con direttrice ovest-est, o sudovest-nordest) e probabilmente anche una “terza via” (di cui si ignora il nome) orientata in senso nordovest-sudest. La via Aemilia è ben indicata da due cippi miliari del II secolo a.C. (rinvenuti nelle non lontane località Manna-Torre Amando e Camporeale-Santa Lucia) riportanti l’iscrizione Marcus Æmilius Lepidus; la via Minucia è attestata espressamente da autori classici del I secolo a.C. e doveva essere pressoché parallela alla via Appia, rispetto alla quale si presentava più disagevole ma anche più diretta (non si esclude che la via Minucia percorresse l’angusta valle del Cervaro, o più probabilmente la vallata del Sannoro, un affluente di sinistra del Cervaro). In quanto alla probabile “terza via”, essa doveva provenire dal Sannio pentro , benché di essa si ignori, oltre al nome, anche la fase storica in cui fu costruita. In particolare, la fondazione del vicus potrebbe ricollegarsi alle vaste assegnazioni graccane e ai connessi programmi di insediamento rurale conseguenti alla promulgazione della Lex agraria (133 a.C.), benché gli strati archeologici riferibili al II-I secolo a.C. siano comunque molto scarsi. Ad ogni modo Aequum Tuticum è citato per la prima volta (sia pur nella forma atipica Equus Tuticus) da Cicerone che, in una lettera indirizzata all’amico Attico del 50 a.C., lo descrisse come una stazione intermedia nel tragitto verso l’Apulia, segno che già nel I secolo a.C. il vicus doveva rappresentare un crocevia piuttosto rilevante. In epoca adrianea, quando era possesso della gens Seppia di Beneventum, Aequum Tuticum costituì poi uno snodo stradale di primaria importanza, definito cardo viarum da Theodor Mommsen, in quanto il vicus divenne anche il punto d’incrocio fra la via Traiana (parzialmente sovrappostasi alla primitiva via Minucia) e la via Herculea; quest’ultima, percorrente l’Appennino in senso longitudinale, doveva invece ricalcare almeno in parte il tracciato della già citata “terza via”. Nelle immediate vicinanze del sito sono state individuate due aree sepolcrali oltre a un tratto della via Traiana. La fotografia aerea ha permesso inoltre di individuare il tracciato della via Herculea in uscita da Aequum Tuticum con direzione sud-est, mentre i cippi miliari della stessa strada (reperiti in prossimità delle masserie Intonti di Ariano e San Cesareo di Zungoli) hanno consentito di verificare l’avvenuta completa latinizzazione del toponimo, che nel tardo impero era ormai denominato Aequum Magnum o anche semplicemente Aequum. Gli scavi, compiuti fra il 1990 e il 2000, hanno riportato in superficie strutture murarie e testimonianze di epoca romana come ceramiche, iscrizioni, steli funerarie e monete. Il complesso più antico risulta essere una struttura termale risalente al I secolo. Il vano centrale, il frigidarium, presenta un mosaico in tessere bianche e nere. Vi si aggiungono poi una serie di ambienti disposti a schiera del II secolo (probabilmente locali adibiti a magazzino o a bottega). L’insediamento subì i danni di un terremoto intorno alla metà del IV secolo ma, subito dopo, una villa dotata di un ambiente decorato da un vasto mosaico policromo venne costruita al di sopra degli antichi ruderi. Il sito, citato nell’Itinerario antonino e nella Tavola peutingeriana, fu poi abbandonato entro il VI secolo, presumibilmente in concomitanza con le invasioni barbariche. Esistono tuttavia tracce di una sua rioccupazione in epoca medioevale (dal XII secolo), quando le antiche strutture romane furono inglobate in quelle di un nuovo nucleo abitato denominato Sant’Eleuterio (da non confondersi con la moderna Contrada Sant’Eleuterio ubicata nei pressi), poi a sua volta decaduto. Tale toponimo, attestato a partire dal 988 e di chiara origine greco-bizantina, potrebbe essersi diffuso alla fine del IX secolo allorquando le truppe di Bisanzio, provenienti dalla Puglia, occuparono per diversi anni il principato di Benevento. Una collezione di reperti provenienti da Aequum Tuticum è custodita nel museo archeologico di Ariano Irpino mentre diverse decine di iscrizioni ed elementi architettonici sono raccolti in un lapidario all’interno della villa comunale di Ariano.

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