Castelfranco in Miscano

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Alta Valle del Miscano

Il sito è a confine tra i comuni di Castelfranco in Miscano ed Ariano Irpino. Questa zona, quasi del tutto priva di insediamenti antropici, se non per alcune masserie dedite all’allevamento zootecnico ed alle coltivazioni di fieno e cereali, è di grande interesse naturalistico, per la possibilità di osservare i più grandi rapaci presenti in zona, per la presenza del fiume Miscano e per la presenza, grazie alla scarsa antropizzazione, di alcuni rettili molto particolari.

Rapaci**

Il gruppo di uccelli che principalmente interessa quest’area sono i rapaci diurni. Tra questi la poiana, che originariamente era solo di passaggio in questi territori, in quanto migratore, da alcuni anni è divenuta stanziale. In estate i punti più alti del territorio, soprattutto in occasione della mietitura e dell’aratura, sono caratterizzati da questi uccelli maestosi che volteggiano nel cielo emettendo il loro caratteristico “grido” che ricorda un lamento profondo e penetrante. E’ frequente poterne osservare sui pali o sulle balle di fieno, in attesa di spiccare il volo e lanciarsi sulle prede. I gheppi ed i grillai sono numerosissimi e si appollaiano sui fili della corrente, in diversi esemplari. E’ possibile anche osservarli quando si fermano in volo battendo le ali con movimenti circolari.

I rapaci presenti ed osservabili sono:

  • Poiana
  • Nibbio
  • Gheppio
  • Grillaio

Rettili**

I rettili e gli anfibi occupano un posto privilegiato nella mostra “Naturalmente”, una sorta di riscatto per animali, soprattutto i serpenti, troppo spesso, ancora oggi, trattati come nemici e come esseri da uccidere e distruggere, fonte di ataviche paure. La nostra area presenta una particolarità che è valida sia per la flora che per i rettili, qui si realizza una sovrapposizione tra gli areali meridionali e quelli del centro-nord, per cui non è insolito trovare esemplari di entrambi gli areali che convivono e, alcune volte, si ibridano. In questa zona sono stati individuati alcuni esemplari di Luscegnola. La luscengola (Chalcides chalcides) è un piccolo sauro appartenente alla famiglia degli Scincidi, diffusa nei paesi del bacino occidentale del mar Mediterraneo. La caratteristica principale di questa specie è di possedere arti molto piccoli, pressoché atrofizzati. Il corpo, serpentiforme, lungo sino a 40 cm, lucido, ha un colore che può andare dal verde oliva al grigio, al marrone, con striature nere. La coda, come avviene nelle lucertole, può staccarsi quando l’animale viene afferrato per questa parte del corpo (autotomia).

Centro urbano

Castelfranco in Miscano confina ad Est con Greci e Faeto (FG), ad Ovest con Ginestra degli Schiavoni (BN) e Montefa1cone Valfortore (BN), a Nord con Roseto Valfortore (FG), e a Sud con Ariano Irpino e Montecalvo Irpino. Si innalza sulle falde di un piacevole colle del sub-appennino dauno e si trova ad un’altitudine di 760 m. s.l.m..mIl territorio presenta costanti ed uniformi pendenze ed è caratterizzato da terreni in prevalenza privi di coperture arboree. Ciò si spiega in parte per il largo impiego che si fa dei mezzi meccanici in agricoltura e per la destinazione del terreno a colture cerealicole che rappresentano il principale prodotto dell’agricoltura locale. I pascoli, sebbene non molto estesi, favoriscono l’industria zootecnica con conseguente commercializzazione di animali, latte e foraggi. Assenti sono il vino e la frutta. La fondazione del paese risale ad un tempo molto remoto. All’epoca dei Normanni fu annesso alla contea di Ariano con il nome di Castelfranco. Il toponimo di Castelfranco potrebbe essere anche posto in relazione alla presenza degli Angioini nel vicino Castiglione, edificato per il controllo del valico della Via Traiana nella romana Mutatio Aquilonis, proprio al confine tra Campania e Puglia (oggi nel territorio di Faeto, centro nel quale, con Celle di San Vito, sussiste la lingua francoprovenzale) e ricadente nel dominio della Contea di Ariano. Tra i feudatari si ricordano i De Lecto, i Mansella, Giovanni Rao di Ariano, la famiglia Shabran, Francesco Sforza, Innico Guevara, Antonenello Grifo, i Caracciolo, i De Sangro. Nel 1811 Gioacchino Murat unì Castelfranco alla provincia di Capitanata. Nel 1861 il paese fu aggregato alla nuova provincia di Benevento.

Produzioni tipiche – Caciocavallo

Oggi a Castelfranco sono di primaria importanza la produzioni zootecniche ed in particolare le vacche da latte. Da questo latte, oltre a mozzarelle e ricotte prodotte da diverse aziende casearie, si ricava il Caciocavallo di Castelfranco. Questo rientra nei “prodotti tradizionali” riconosciuti dalla Regione Campania. La sua peculiarità va ricercata sia nell’utilizzo esclusivo di latte di bovine di razza bruna, molto diffuse in tali zone, sia nella particolare tecnica di lavorazione, che prevede alcune varianti significative rispetto a quella standard. L’aspetto più saliente consiste nell’utilizzo della “scotta bollente”, cioè del siero che risulta dall’estrazione della ricotta come liquido di governo per la maturazione della cagliata. Inoltre, siccome sia la caldaia che i tini di legno tra una lavorazione e l’altra non vengono lavati, e quindi rimangono impregnati di siero acido, si verifica un rudimentale “siero-innesto”, che conferisce al formaggio un gusto particolare. Ha forma tendenzialmente sferica, con testina piuttosto piccola; la crosta, liscia e sottile, è di color giallo paglierino, la pasta ha colore bianco avorio appena sfumato nel giallo. La consistenza è pastosa, il sapore delicato e dolce, con aroma lieve. I caciocavalli più richiesti sono preparati nei mesi primaverili, quando il bestiame è allevato al pascolo. L’aroma del caciocavallo podolico varia a seconda del tipo di allevamento e di pascolo: in estate e primavera il pascolo di montagna è ricco di essenze aromatiche, mentre se è di pianura, in autunno e in inverno conferisce al formaggio un sapore più forte e deciso. La pasta del caciocavallo podolico è di colore giallo paglierino, semidura e omogenea, al tatto il formaggio è compatto e granuloso.