Buonalbergo

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Via Traiana*

Il percorso della Via Traiana continua ad essere caratterizzato, anche in territorio di Buonalbergo, da una sequenza di piccoli corsi d’acqua a carattere torrentizio che scorrono sulla riva destra del fiume Miscano e determinano la morfologia di quest’area.I Ponti erano, quindi, infrastrutture fondamentali per permettere il superamento di questi torrenti. Poche centinaia di metri più ad est del Ponte Latrone, si incontrano i pochi resti di Ponte San Marco, così denominato in epoca medievale, per la probabile presenza di una Chiesa di San Marco, anche attestata in documenti dell’XI secolo.

Ponte San Marco*

Il ponte San Marco è ubicato tra i miliari XII e XIII; di esso si conosce poco, in quanto non sono mai state effettuate ricerche archeologiche di dettaglio ed anche la sua esatta ubicazione è stata individuata in anni recenti. Questo ponticello fu realizzato per superare il torrente Cesine. Dai pochi resti visibili si può dedurre che si trattasse di un ponte realizzato con tecniche del tutto similari ai maggiori e vicini Ponti Latrone e delle Chianche, cioè in conglomerato cementizio con paramento in laterizi (bipedales) e piloni posati su fondazioni costituiti da grossi blocchi di calcare squadrati. E’ di grande interesse la presenza di una serie di Cappelle posizionate nei pressi della Via Traiana e che fin dall’Alto medioevo diviene percorso di pellegrinaggio verso Oriente, per raggiungere la Grotta di San Michele al Gargano.

Starza

Detta Chiesa di San Marco era, presumibilmente ubicata in località Starza, un interessante insediamento di epoca romana, del tutto inesplorato se non per sporadici e casuali ritrovamenti nel corso delle arature dei campi. Da quanto emerso da detti ritrovamenti, qui doveva trovarsi una grande “villa rustica” che, con il declino dell’Impero d’occidente, deve essersi trasformato in un vero e proprio villaggio. Il toponimo di “Starza” abbastanza diffuso in Irpinia, deriverebbe dal termine medioevale “starcia”, equivalente a “terreno da seminare”; nel gergo napoletano acquisì in seguito anche sinonimo di “fattoria”, quindi a conferma dell’ubicazione in quel sito di una “villa rustica” romana. Il significato primitivo del nome rimane comunque alquanto oscuro, in quanto alcuni studiosi lo inquadrano come indicante un vigneto con le viti sposate all’olmo. La villa rustica della Starza doveva avere un’estensione notevole, con la presenza di aree dedicate ai proprietari; ciò è desumibile grazie al ritrovamento fortuito di alcuni tratti di mosaici pavimentali e di laterizi solitamente utilizzati per la realizzazione di pavimenti sospesi in edifici termali.

Madonna della Macchia

Il Santuario della Madonna della Macchia è così denominato in quanto esso ospita una statua lignea della Madonna con Bambino, detta della macchia. Tale statua, presumibilmente del XIII secolo, pare sia stata ritrovata in un cespuglio da quelle parti (macchia, in dialetto) da una contadina muta che, a seguito dell’apparizione, cominciò a parlare. La chiesa, già menzionata in documenti nell’XI secolo, in quanto inclusa in un elenco di beni che i signori normanni di Buonalbergo avevano donato a Santa Sofia, sorge su un’altura a ridosso del Ponte delle Chianche e, presumibilmente in un sito già occupato da un Santuario preromano. Il complesso deve aver avuto una certa importanza in relazione al percorso da Benevento verso il Gargano e la via Francigena, come testimonia il cartiglio, che riporta il passo del Vangelo di Giovanni:

EGO SUM LUX MUNDI/ QUI SEQUITUR ME/ NON AMBULAT/ IN TENEBRIS/ ET HABEBIT/ LUMEN VITAE/ EGO SUM ALFA ET OMEGA.

(IO SONO LA LUCE DEL MONDO. CHI SEGUE ME NON CAMMINA NELLE TENEBRE ED AVRÀ LA LUCE DELLA VITA. IO SONO IL PRINCIPIO E LA FINE)

Il testo del cartiglio, retto dalla mano sinistra del Bambino, trova riferimento nel gesto della mano destra che è benedicente, impartisce un ordine ed indica una direzione. E’ lo stesso passo del Vangelo che ritroviamo, completo, nel bassorilievo della Trinità Trifronte nella Grotta di San Michele al Gargano. Essendo il Santuario della Madonna della Macchia ubicato sulla Via Sacra Langobardorum, che da Benevento conduceva al Santuario di Monte Sant’Angelo, è logico pensare ad un collegamento tra la meta della peregrinatio ed i luoghi significativi ubicati lungo il percorso. Scendendo al di sotto del Santuario si incontrano cespugli di Vesicaria, una pianta di Sorbo carica di frutti, tra fitti cespugli di Ginestra. Il bosco sottostante, molto fitto, freddo è ricco di felci come Asplenium nigrum, Asplenium ceterach, Pteridium aquilinum e muschi come Cerotodon purpureus e Pleurochaete squarrosa. Seguendo il ruscello dove incontra il torrente S. Spirito si trovano numerose piante di Nocciolo.

Ponte delle Chianche* – **

Immediatamente a valle del Santuario è ubicato uno dei ponti più importanti della Via Traiana in quanto è quello meglio conservato e giunto pressoché integro ai nostri giorni: il Ponte delle Chianche. Esso rappresenta la testimonianza più eloquente della Via Traiana in quanto tra tutte le costruzioni lungo il tracciato, è l’unico che abbia conservato quasi tutte le arcate nella loro forma originaria. Il ponte ha una lunghezza determinabile in circa 100 m, una larghezza di 7,20 m ed è orientato est-ovest; esso presentava 6 arcate, di diversa misura. Le caratteristiche costruttive sono quelle usuali delle strutture della Via Traiana: struttura interna in conglomerato cementizio e paramento in mattoni bipedales (60x60cm circa) a costituire le arcate, in doppia ghiera. Le aree di copertura dei piloni, invece, erano realizzate con mattoni triangolari con base di circa 25 cm. Questi ultimi sono stati rinvenuti anche a Ponte Latrone e Ponte San Marco. Alcuni laterizi del Ponte sono presentano la bollatura impressa, che ne distingue la fornace di provenienza. Sul ponte, ricco di cespugli di ginestra, rami di ornello (nato sui fianchi del ponte) c’è animazione; tra i rametti dei cespugli si può vedere una Mantis religiosa o la cugina Empusa pennata mentre a terra striscia un Biacco (Coluber viridiflavus) o un Cervone (Elaphe quatuorlineata). Sotto le volte del ponte Parietaria e Ortica. Vicino all’acqua tra la Saponaria il Crescione (Nasturtium officinale) e la rara canna Tifa (Thypha angustifolia), nuotano Biscia (Natrix natrix) Rane brune e verdi; tra le pietre il granchio d’acqua dolce (Potamon fluviatile). Davanti al ponte cresce tra il grano un mare di papaveri (Papaver rhoeas). Alle spalle del ponte compare la succosa Porcellana (Portulaca oleracea) che si trova anche tra i vicoli del Centro storico di Buonalbergo. A lato del ponte un folto bosco; all’ombra delle querce, il Gigaro ( Arum maculatum) e l’Ombelico di Venere (Umbelicus rupestris) e forse solo lì, una piccola orchidea bianca: la Cephalanthera damasonium. Un fiore curioso, un ciuffo di piccole campanelle blu sfumanti nel nero segnalano il Lambascione; questa Liliacea viene raccolta nel Molise e nella Capitanata per i saporiti bulbi che vengono conservati sott’olio ma da queste parti ignoravano i bulbi ed usavano le infiorescenze per preparare un decotto che andava sciolto nel latte per darlo ai bambini come calmante (Il suo nome è Muscari  comosum, quindi che provocano il sonno come una specie di coma); un’alternativa era il decotto di Papavero da oppio (Papaver somniferum).

Centro storico

Il centro storico di Buonalbergo è costituito da due nuclei nettamente divisi tra loro: Terravecchia, sviluppatasi intorno all’incastellamento ubicato su uno sperone di roccia e del quale restano, ormai poche tracce, la cui origine è, presumibilmente longobarda; Santijanni, quartiere realizzato nell’area dove era ubicata una chiesa di San Giovanni, dopo il 1515, secondo uno schema urbanistico regolare e con funzione originaria di oppidum (borgo fortificato). L’intervento di costruzione “di pianta” del nuovo quartiere determinò anche una ristrutturazione urbanistica di Terravecchia, in quanto l’intero borgo fu circondato e protetto da mura e torri pentagonali. La rigorosa struttura urbanistica rinascimentale fu, parzialmente, disattesa nei secoli successivi, con l’incremento della popolazione e la necessità di nuovi volumi che hanno, quindi, occupato alcuni spazi pubblici. Dal Baraccone si scende per le strade del centro storico fino a Via Roma. Osservando con attenzione si può scorgere, seminascosti, piccole immagini dei mazzamarielli, folletti tradizionalmente vestiti di rosso, che popolavano le soffitte e gli anfratti delle case. Qui si trovano dipinti sui muri delle case diroccate. Tra le crepe dei muri, e in alto dalle tegole, ci osservano piccoli mazzamarielli di creta, che controllano il passaggio dei frequentatori del centro storico.

La fontana del Lombardo ed il Torrente S. Spirito

La fontana del Lombardo è una delle numerose fontane che caratterizzano il territorio di Buonalbergo. Essa è ubicata tra il centro storico ed il torrente Santo Spirito. Quest’ultimo corso d’acqua, a carattere torrentizio, costituisce una sorta di asse portante, con andamento nord-sud del territorio comunale. Esso costituiva una protezione naturale per l’oppidum, ma anche un’ostacola per i collegamenti: il Regio Tratturo, più a monte lo attraversava grazie ad un guado (che potrebbe essere quello ricordato da Tito Livio come “vadum augelli”), la Francgigena con una passerella; la strada che conduce in Puglia con un ponte e la Via Traiana, con il Ponte delle Chianche. Lungo il torrente S. Spirito, sotto le pietre, nel muschio, sopravvive la piccola Salamandrina dagli occhiali. Ritrovarla è difficile perché pretende un ambiente acquatico altamente integro. Nell’agosto 2005, il Dott. Antonio Romano, ricercatore all’Università di Tor Vergata, è stato condotto sul posto da A.B. Schmidt alla ricerca di larve di Salamandrina per prelevarne dei piccoli campioni ed esaminarne il DNA. Da questi esami risultò che le salamandrine di Buonalbergo appaiono un ibrido tra il ceppo meridionale ed il ceppo centro-settentrionale. Ne sono stati trovati esemplari e larve a Badacieddri, all’incrocio tra Regio Tratturo e Torrente S. Spirito, qualche centinaio di metri più a monte e una numerosa famiglia sotto il ponticello del Lombardo. Sempre a Badacieddri numerose piantine di Sambuco ebbio ospitano le belle Cetonie; nel bosco sottostante ancora non è primavera quando fiorisce l’elleboro. Nell’Aia del re, nasce una piccola orchidea spontanea l’OPHRYS LUTEA; questo è l’unico sito tra Buonalbergo e Casalbore in cui cresce questa piccola orchidea. Nella gariga sono presenti cespugli di biancospino, rosa canina, prugnolo ed asparagi selvatici. Prima del ponticello al Lombardo, nell’ortica, curiosi bruchi neri con grosse spine (innocue) si preparavano a trasformarsi nella più bella farfalla italiana: la Inachis io. Nella briglia sottostante il ponticello, tra Farfara e farfaraccio, all’ombra dell’alloro una coppia di rospi in accoppiamento col maschio quasi invisibile sul dorso della grossa femmina. Lei emette un nastro gelatinoso contenente le uova che il maschio feconda dall’esterno.